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giovedì 1 ottobre 2015

Cooking Tips&tricks- Farifrittata di ceci

Ripartiamo questo nuovo anno lavorativo con qualche novità. 
Prima fra tutte, vi presento questa nuova rubrica che sono sicura vi piacerà: #cookingtips&tricks




Pubblicherò ricette, trucchi e consigli per ottenere risultati perfetti, fare acquisti validi e molto altro ancora. 
Questa sezione nasce proprio da voi perchè spesso mi mandate messaggi, sms e mail per chiedermi la validità di alcuni prodotti che trovate al supermercato oppure consigli per realizzare ricette che vengono "spacciate" spesso per facilissime ma poi non lo sono....o forse chi le "vende" così, si accontenta del risultato. Chi mi conosce lo sa ormai: io finchè non ottengo un risultato che mi soddisfi, non do l'ok per la ricetta e continuo a provarla. Non mi piace pubblicare ricette in quantità facendo sembrare tutto facile e perfetto anche quello che non lo è. Solitamente durante i corsi trovate molto preziosi i mie "trucchetti", perciò ho pensato di scriverne qualcuno anche sul blog.

Ho pensato di iniziare con una ricetta che nella cucina vegetariana, vegana, macrobiotica è mooolto popolare ma le ricette che vedo pubblicate sono sempre imprecise e quindi mi chiedo come faccia a venire bene....infatti poi nei commenti si legge spesso che il risultato è stato disastroso.

Bene, quindi iniziamo!
Tips&tricks per la fari-frittata di ceci perfetta!



  1. la farifrittata (a differenza della farinata) si fa in padella. Quest'ultima quindi risulta fondamentale sia per tipologia che per dimensioni: deve essere antiaderente senza teflon e del diametro giusto in base alla quantità di ingredienti della ricetta. Non utilizzate tegami in ceramica e neanche in acciaio. Ricordatevi che affinchè la farifrittata sia buona, questa deve essere sottile, altrimenti otterrete un "mappazzone":-)
  2. la farifrittata (così come la farinata) non è un piatto light. L'olio ci vuole!Qualche cucchiaio d'olio sul fondo della padella ben calda deve esserci, altrimenti sarà facile che si attacchi
  3. la proporzione acqua/farina di ceci può variare in base alla tipologia di verdure che andrete ad aggiungere (se unite zucchine morbide e umide meglio stare indietro con l'acqua, se invece la fate semplice, potete anche aumentare per non farla troppo asciutta) e all'effetto che desiderate ottenere, cioè più croccante o più umida; comunque da circa due volte a due volte e mezzo di acqua rispetto alla farina di ceci.
  4. se avete tempo e fate riposare l'impasto, il risultato sarà migliore
  5. ovviamente le proporzioni acqua/farina sono fondamentali

Ricetta FARIFRITTATA
Ingredienti per una padella di 28 cm di diametro
120 g di farina di ceci
acqua (240 g se vi piace asciutta e croccante o se aggiungete verdure cotte oppure 300 g se vi piace più umida e morbida)
4 cucchiai di olio extravergine d'oliva
sale marino integrale
pepe nero

Preparazione
Preparate la pastella: in una ciotola capiente, versate la farina di ceci setacciata (per non formare grumi), aggiungete una presa di sale e un pizzico di pepe nero. Mescolate bene aggiungendo gradualmente l'acqua, continuando a mescolare con una frusta in modo da non formare grumi. Lasciate riposare alcune ore, meglio una notte (se avete fretta potete utilizzarla anche subito ma il risultato è migliore con il riposo). Scaldate una padella antiaderente di 28 cm di diametro. Versatevi due cucchiai d'olio. Prendete la pastella dal frigo, unitevi due cucchiai d'olio e mescolate. Versate sulla padella ben calda. Lasciate cuocere a fiamma moderata fino a doratura. Aiutandovi con una spatola in silicone, staccate la frittata dalla padella. Utilizzate un coperchio della stessa dimensione per girare la frittata. Lasciate cuocere anche questo lato fino a doratura. Servite tiepida.
Potete insaporire questo impasto base con delle spezie, erbe aromatiche oppure verdure cotte precedentemente (non acquose).
Se non avete la teglia di queste dimensioni, utilizzate lo stesso rapporto acqua/farina di ceci in modo da ottenere uno strato sottile quando lo verserete sulla vostra pentola.
Io personalmente quando la preparo come colazione la preferisco semplice e asciutta, mentre se la mangio a pranzo come se fosse una frittata con le verdure, mi piace di più umida, ma è questione di gusti. Con queste informazioni potrete regolare il risultato.

 


martedì 29 settembre 2015

Zucca spaghetti

Conosci la zucca spaghetti?E' una zucca la cui polpa, una volta cotta, si rompe in striscioline che sembrano proprio spaghetti. Si può cucinare in modi diversi, ma la cottura al forno, intera o tagliata a metà, magari insaporita con spezie e sale è il migliore.
Quindi taglia la zucca cruda a metà usando un coltello seghettato.
Togli i semi e la polpa filamentosa - che si trovano nel cuore della zucca - usando un cucchiaio o una paletta da gelato.
Aggiungi dell’olio extravergine d’oliva versandolo sulla polpa di entrambe le metà. Insaporisci le metà zucca con sale e pepe. Informa e cuoci per 40 minuti circa. Assicurati di girare le metà zucca a metà cottura il modo che la polpa poggi sulla teglia.
La zucca è cotta quando la polpa è tenera abbastanza da essere tolta formando gli “spaghetti”. Crea gli “spaghetti” raschiando la polpa con una forchetta e servi in tavola mentre è ancora calda.


martedì 14 luglio 2015

Nana ice cream


Ecco il mio pranzo veloce e fresco di oggi: "nana ice cream", cioè il gelato alla banana da realizzare in modo semplice senza gelatiera. Un gelato senza latticini, senza glutine, senza uova e senza soia, vegan cosa volete di più? ;-)
Niente di nuovo: base di banana congelata a fettine e poi frullata con una crema di frutta secca o latte vegetale o altro...Ne esistono mille varianti. 
Io ne ho provate diverse e una di quelle che mi piace di più è quella alla nocciola e cacao perchè viene coperto abbastanza il gusto della banana. 
Partite da questa base per crearne altre secondo i vostri gusti.
Qui una variante della ricetta tratta dal mio ultimo libro "Pasticceria naturale", Red!

Ingredienti per 4 persone:
500 g di banane mature (pesate senza buccia)
120 g di pasta pura di nocciole 100%
60 g di sciroppo d’agave
30 g di cacao amaro
  
Sbucciate e tagliate le banane a rondelle di circa mezzo centimetro di spessore. Mettetele in freezer per almeno una notte. Estraete le banane dal freezer e frullatele insieme allo sciroppo d’agave e alla pasta di nocciole e al cacao con un frullatore potente. Servite subito.

Se non lo avete ancora provato, fatelo! Vedrete che vi sorprenderà e non farete più a meno delle banane nel vostro freezer :-)

sabato 9 maggio 2015

Torta tenerina vegan e gluten free

Domani si festeggia la festa della mamma. Cosa c'è di più buono di un golosissimo dolce cioccolatoso per festeggiare?Correte a fare la spesa!



Per chi non conoscesse la batata, ecco qualche informazione: originaria dell’America del Sud, contiene tantissime fibre, vitamine A e C (e in minore quantità B ed E), proteine, potassio, magnesio, ferro e calcio. E' inoltre ricca di flavonoidi e antociani e ha un grande potere antiossidante e anti-aging. Il Cajapo, una sostanza contenuta nella buccia (che in questa ricetta non ho usato), mangiato crudo ha un effetto riducente la glicemia basale e del colesterolo.



TORTA TENERINA
Ingredienti
400 g di batata (patate dolci rosse)
180 g di zucchero di canna integrale Dulcita (Altromercato)
160 g di latte di cocco (io al 75% ma dovrebbe andare bene anche al 50% che si trova più facilmente)
150 g di olio extravergine d'oliva DELICATO
120 g di farina di riso
50 g di cacao amaro
16 g di lievito naturale per dolci

Preparazione
Lavate e sbucciate la batata. Tagliatela a cubetti grossi e cucinatela in pentola a pressione con un velo sottilissimo di acqua, giusto per non farla attaccare. Lasciate cuocere 15 min dal fischio. Lasciate raffreddare poi frullate finemente con un mixer ad immersione.
A parte miscelate e montate con le fruste elettriche, l'olio, lo zucchero e il latte di cocco. Aggiungete la farina di riso, il cacao e il lievito setacciati. Infine mescolate anche la batata cotta e frullata.
Versate in uno stampo di 28 cm di diametro e infornate a 200° C. Abbassate a 180° C e cucinate per circa 30 minuti. Lasciate raffreddare 15 minuti in forno. Estraete la teglia e lasciate raffreddare completamente. Servite con una spolverata di zucchero a velo o panna di cocco.

Non è di certo una torta light :-) ma è buonissima e per la festa della mamma si può fare... :-) Inoltre è senza glutine (acquistate un lievito gluten free), e anche vegan!
Buona festa della mamma!





giovedì 20 novembre 2014

Tempeh in agrodolce

Il tempeh è un derivato della soia prodotto dalla fermentazione dei semi di soia gialla. Ha un alto contenuto proteico e il fatto che sia parzialmente cotto e fermentato lo rende un prodotto digeribile, con un contenuto inferiore di sostanze antinutrienti rispetto alla soia o ad altri prodotti derviati  e in certi casi risulta anche benefico per la flora intestinale.
Il problema di questo alimento è il suo sapore forte. Bisogna imparare a cucinarlo per apprezzarlo. 
Ecco una delle ricette del libro "Il ricettario della gravidanza", Red! edizioni , che ha riscosso maggiore successo. Approfitto per ricordare che questo libro non è dedicato solo alle donne in gravidanza ma è un utile punto di riferimento per chi vuole iniziare un percorso di sana alimentazione: troverete nell'introduzione molte informazioni su come impostare il pasto e tante ricette gustose adatte a tutti, dall'antipasto alla colazione!

"Il ricettario della gravidanza", Marconato-Sacconago, Red! Foto G. Uccellini



TEMPEH IN AGRODOLCE


Ingredienti

400 g di tempeh naturale

due cipolle rosse

due porri

12 cucchiai di olio extravergine di oliva

6 cucchiai di farina tipo 0

3 cucchiai di salsa di soia

3 cucchiai di aceto di mele

2 cucchiai di malto di riso



Preparazione

Tagliate il tempeh a cubetti. Passatelo nella farina. Fatelo dorare in una pentola con l'olio. Aggiungete a questo punto le cipolle e il porro tagliati finemente. Versate un bicchiere d'acqua (deve coprire appena il tempeh) e la salsa di soia. Cuocere 10 minuti circa fino a quando il liquido sarà evaporato quasi del tutto.

Unite un'emulsione preparata mescolando insieme l'aceto ed il malto. Fate cuocere ancora qualche minuto e poi servite.

venerdì 6 giugno 2014

Colazione energetica, sana, fresca e buona!

Spesso mi chiedete delle idee per la colazione. 
Oggi vi propongo la ricetta di un budino di riso ottimo sia per la colazione che per la merenda: è una ricetta glutenfree ricca di nutrienti (vedi le proprietà del riso qui: http://naturalbiosblog.blogspot.it/2014/02/il-riso.html), fresca e adatta quindi anche all'estate, già pronta e quindi veloce anche per i giorni in cui si va di fretta.




BUDINO DI RISO CON FRAGOLE

Ingredienti per 4 budini
1 tazza di riso semintegrale bio (io ho usato il Baldo delle Cascine Orsine)
1 tazza di latte di cocco (quello che si trova in lattina con un'alta percentuale di grasso
3 tazze di bevanda di riso e mandorla IsolaBio (o riso e cocco)
sale marino integrale
fragole
qualche cucchiaio di sciroppo d'agave o altro dolcificante (facoltativo)

Preparazione
Sciacquate il riso sotto l'acqua corrente. Scolatelo e mettetelo in una pentola d'acciaio con il latte  di cocco e il latte di riso e mandorla. Portate a bollore, salate (altrimenti il riso sarà insipido) e lasciate cuocere a fiamma bassa fino a completa cottura del riso. Mescolate ogni tanto in modo da evitare che attacchi sul fondo. Al termine deve restare un po' all'onda. Assaggiatelo e regolate il sapore secondo i vostri gusti: potete aggiungere della scorza di limone grattugiata, vaniglia o dolcificante a vostra scelta se lo ritenete necessario.
Versate negli stampini da budino leggermente pennellati di olio e lasciate raffreddare prima a T ambiente e poi in frigo.
Nel frattempo tagliate le fragole, conditele con un goccio di succo di limone e un cucchiaio di sciroppo d'agave.
Servite i budini con le fragole.

Buona colazione!

martedì 18 febbraio 2014

Il riso



Il riso è una delle principali risorse alimentari dell'umanità: oltre la metà di essa basa sul riso la sua alimentazione. La sua diffusione è dovuta anche al fatto che riesce a svilupparsi in diversi tipi di ambiente senza grossi problemi.

Quasi tutto il riso coltivato nel mondo appartiene alla specie Oryza sativa, una gra­minacea. Solo in Africa si è originata ed è tuttora limi­tatamente coltivata una specie a sé stante: l'Oryza glaberrima.
 
VARIETA' DELL'ORYZA SATIVA 
L'Oryza Sativa si suddivide essenzialmente in due gruppi varietali: le varietà Indica e le varietà Japonica.

Le varietà Indica
Sono coltivate prevalentemente nelle zone tropicali ( Asia meridionale e sud-orientale, stati meridionali degli USA, Madagascar, Caraibi). I chicchi di questa varietà hanno una forma allungata, motivo per il quale sono noti anche come riso a chicco lungo. Durante la cottura assorbono poca acqua, per cui preservano la propria consistenza, non appiccicano e sono quindi ideali per le preparazione a base di riso asciutto, insalate, ripieni, specialità orientali. Tra le varietà indica si differenziano quelle profumate o aromatiche come il basmati, coltivato in India e Pakistan, od il jasmin detto thai che si contraddistinguono per dei particolari profumi (per esempio sandalo e mandorla) che si manifestano principalmente durante la cottura.
 

Le varietà Japonica
Si trovano nell'Asia orientale, negli stati arabi, nella zona mediterranea, in America del Sud, in California e in Australia. Presentano chicchi corti, da ovali a tondeggianti. Durante la cottura assorbono molto liquido e si gonfiano, diventando leggermente appiccicosi, per cui sono particolarmente adatti per pietanze a base di riso quali minestre, sformati, riso al latte, risotti, dessert.
In base alle dimensioni la classificazione italiana divide questi risi in 4 classi: Comune o Tondo, Semifino, Fino e Superfino.

Comune: è un riso con grani piccoli e tondi. Un esempio di questa varietà è il Balilla, indicato soprattutto per le minestre in brodo e dolci.

Semifino: è un riso medio e tondo. Una varietà compresa è il Vialone Nano. indicato per minestrone e risotti.

Fino: grano medio lungo. Esempi sono il Ribe e il Sant'Andrea. Sono indicati per la cottura a vapore ma anche per sformati e dolci.

Superfino: riso lungo  (Arborio, Baldo, Carnaroli, Roma, Pegaso, Thaibonnet). Sono indicati per risotti, pasticcini, timballi e insalate.

Esistono in commercio anche altri risi particolari o che hanno subito trattamenti speciali per renderli più ricchi o per usi particolari. Questi risi sono:

Riso a cottura rapida. Il trattamento a cui è stato sottoposto consiste in una parziale cottura seguita da disidratazione, che consente di accorciare notevolmente i tempi di cottura successivi.

Riso parboiled. E' riso integrale lasciato immerso in acqua per uno o due giorni e poi trattato al vapore. Questa tecnica prevede che il riso greggio sia messo dapprima a bagno in acqua calda, per essere poi trattato con vapore ad alta temperatura e infine essiccato con aria calda prima di venire sbramato con i normali sistemi usati per ottenere il riso bianco.
Durante questi passaggi le vitamine e i sali minerali passano per osmosi dal pericarpo all’interno del chicco, che conserva così quelle sostanze nutritive che vengono perse nella normale lavorazione.
Inoltre col calore si ha la gelatinizzazione dell’amido, che permette di ottenere un granello più resistente, che si conserva più a lungo ed è facile da preparare perché “tiene la cottura”.

Il riso Venere di color ebano, appartiene alla classe Japonica. La pigmentazione scura del prodotto finito è data dalla presenza di un pericarpo (l’involucro del seme) nero. I pigmenti presenti sullo strato esterno appartengono alla classe dei  metaboliti antiossidanti. Il prodotto è un riso integrale che non viene sottoposto ai trattamenti che lo privano dei tegumenti. Infatti, grazie ad un diverso tipo di macinatura viene rimossa esclusivamente la buccia, parte non edibile del prodotto, permettendo così di ottenere un riso più ricco e stabile in nutrimenti. È considerato un’importante fonte di fibre.

Il riso rosso Riso rosso Monascus purpureus
è ottenuto dalla fermentazione del comune riso ad opera di un particolare lievito, chiamato Monascus purpureus o lievito rosso. Questo riso, che deve il suo nome alla caratteristica colorazione ha preziose virtù ipolipidemizzanti.


PASSAGGI DI RAFFINAZIONE DEL RISO
Ogni spiga produce dalle 5 alle 10 cariossidi che contengono i singoli chicchi di riso.
La cariosside isolata dalla pianta è detta risone. Il risone o riso greggio è rivestito da due sottili e robuste pellicole dette lolla o glumelle e, alcune varietà, presentano al culmine della cariosside un baffo detto arista. La cariosside, una volta svestita dalla lolla, è costituita nella sua parte esterna, il pericarpo, da uno strato aleuronico che risulta ancora presente nel riso integrale o semi-greggio e dalla gemma o embrione.
La parte interna, detta endosperma, corrispondente al riso bianco, è costituita principalmente da amido che contiene percentuali differenti di amilosio (molecole di amido a catena lineare), responsabile del grado di consistenza, e di amilopectina (molecole di amido a catena ramificata) che influisce sulla capacità di penetrazione dei sapori e dei liquidi. L'amilopectina caratterizza inoltre la resistenza alla cottura. 
Il risone che esce dalla trebbiatrice ha sempre un'umidità così alta (25% in media) che non è possibile conservarlo o lavorarlo; perciò deve essere sotto­posto ad essiccazione.
Il riso viene poi setacciato con apposite macchine per eliminare i corpi estranei (pagliette, semi, terra, pietruzze). Segue la sbramatura, con la quale viene eliminata la lolla, la parte esterna del chicco costituita da glume e glumelle. Il prodotto ottenuto è il riso integrale.
Con la sbiancatura i chicchi di riso vengono limati con l'azione ripetuta di macchine apposite, con lo scopo di eliminare alcune parti importanti del cereale (parte del germe e alcuni strati esterni del pericarpo). II prodotto finale delle sbiancatrici è il riso semi integrale.  Successivamente il riso così lavorato passa alla fase di lucidatura che, utilizzando macchinari opportuni, toglie le farine più fini. ll riso raffinato così ottenuto può essere venduto come tale o subire un altro tratta­mento, la oleatura o la brillatura, trattato con talco e glucosio.  Durante la raffinazione quindi il riso perde il pericarpo che contiene la crusca, gli strati superficiali del chicco ricchi di amminoacidi e il germe che contiene grassi essenziali.
Quindi nel corso della lavorazione si ottengono successivamente questi prodotti:
- Riso greggio, privato della lolla: conserva ancora pericarpo ed embrione.
- Riso semigreggio: ha subito una lavorazione incompleta alla sbiancatrice.
- Riso mercantile: non lavorato a fondo (due pas­saggi di sbiancatrice)
- Riso raffinato: riso bianco passato 3-4 volte alla sbiancatrice che ha privato completamente la cariosside del pericarpo, e che perciò ha subito una lavo­razione completa.
- Riso camolino od oleato, che si ottiene oleando leggermente la superficie del riso raffinato con olio inodoro di lino o di vasellina.
- Riso brillato: si prepara da quello raffinato rendendolo brillante a seguito di lavorazione con talco e glucosio.

 
VANTAGGI NEL CONSUMARE RISO INTEGRALE
Quanto più il riso è stato raffinato e reso apparentemente più bello e bianco, tanto più diminuiscono i valori nutrizionali. Inoltre, durante la cottura, perde consistenza, amido e acquista maggior collosità. 
Un cereale integrale di buona qualità deve però necessariamente essere privo di residui tossici che potrebbero derivare da coltivazioni in cui si fà uso di fertilizzanti e pesticidi. Ecco perchè, quando si parla di cereali e farine integrali, è importante sceglierli di provenienza biologica.
Dal punto di vista nutrizionale il riso integrale è ricco di amidi composti da granuli di piccole dimensioni che gli conferiscono un'elevata digeribilità. Ha un contenuto estremamente ridotto di lipidi ed è abbastanza povero di proteine ma con buon valore biologico per la presenza della lisina.
Contiene preziosi minerali tra cui fosforo, magnesio, potassio, calcio, ferro, zinco e selenio, che intervengono come co-elementi catalizzatori in numerosi processi cellulari sostenendo il corretto funzionamento del metabolismo energetico, il trofismo dei tessuti e il sistema immunitario; ad essi si accompagnano poi aminoacidi essenziali, cioè quegli aminoacidi che l’organismo non è in grado di sintetizzare e che devono quindi essere assunti con la dieta, e sostanze quali il gamma-orizanolo, conosciuto per i suoi effetti positivi sul metabolismo lipidico e in particolare del colesterolo.
Il riso integrale essendo ricco di fibre può avere effetti benefici per chi soffre di problemi digestivi e riduce il rischio di sviluppare il cancro al colon, poiché agisce sull’assorbimento delle sostanze tossiche sulle cellule del colon e aiuta anche a mantenere in equilibrio gli zuccheri nel sangue.
Il manganese in esso presente aiuta il corpo a produrre energia da ciò che mangiamo e  contribuisce a combattere l’azione sull’organismo dei radicali liberi, durante il processo di produzione dell’energia.
Rinforza le difese immunitarie e protegge le cellule dall’azione dei radicali liberi per la presenza di zinco.
Una sola porzione di riso integrale copre il 23% del fabbisogno giornaliero di B6. Questa importante vitamina stimola anche la produzione di serotonina, detto anche ormone del buonumore.
Infine gli olii presenti in questo tipo di riso aiutano a ridurre i livelli di LDL noto anche come colesterolo cattivo.

Il riso integrale è soprattutto un alimento rinfrescante, disintossicante e lievemente lassativo; è un cereale che, in quanto privo di glutine, può essere consumato senza alcun problema dalle persone interessate dal morbo celiaco.

Il riso è l'unico cereale che cresce contemporaneamente insieme alla terra, all'acqua e all'aria. Questa crescita particolare fà del riso integrale uno dei cibi più equilibrati e curativi. Da un punto di vista energetico la macrobiotica consiglia di consumare riso a chicchi tondi durante l'inverno e a chicchi lunghi d'estate, per restare in sinergia con l'ambiente esterno.
Il riso è anche il cereale più indicato per una dieta anti infiammatoria sistemica e intestinale perché contiene specifiche sostanze (non presenti nel riso bianco) come la TRICINA, che contrastano la sintesi degli eicosanoidi legati ai processi infiammatori. Quando c’è un processo infiammatorio acuto, consumare solo riso integrale per alcuni giorni, condito eventualmente con un po’ di gomasio o di semi, può essere un vero toccasana. Per evitare irritazioni causate dalle fibre alimentari, in particolare in caso di infiammazione del tubo digerente si può mangiare il riso integrale sotto forma di crema di riso molto cotto passato al setaccio per eliminare le fibre. Se è presente una infiammazione del tubo digerente (come ad esempio durante chemioterapie) si può addensare la crema di riso con il kuzu (un amido con proprietà alcalinizzanti estratto dalla radice di una pianta che cresce in montagna). Ciò aiuta a ridurre la permeabilità intestinale a molecole alimentari non completamente digerite, che favoriscono stimolazioni immunitarie inappropriate e portano ad infiammazione intestinale, allergie alimentari e a patologie autoimmuni.


METODI DI COTTURA
Il riso integrale, così come tutti i cereali in chicco integrali o semintegrali, andrebbe cucinato sempre con la tecnica definita per assorbimento cioè non scolando il cereale a fine cottura ma facendo riassorbire tutta l'acqua necessaria al raggiungimento della cottura. In pratica come si fà?
Si lava bene il riso sotto acqua corrente per eliminare eventuali impurità. Si prende come misura una tazza o altro contenitore e si riempie con il riso. Per ogni tazza di riso aggiungeremo due volumi (quindi in questo caso due tazze) di acqua fredda in una pentola di acciaio dal fondo spesso. Portiamo a bollore, saliamo, poi copriamo con il coperchio e lasciamo il fuoco al minimo. Dopo circa 40 minuti il riso sarà pronto, avrà assorbito tutta l'acqua e sarà bello sgranato. Il tempo e la quantità di acqua possono subire delle piccole variazioni in base al tipo di riso, fate riferimento al tempo indicato sulla confezione e regolatevi sulla quantità di acqua.
Le prime volte è normale commettere qualche errore: troppa acqua, troppo poca, fuoco forte, dimenticare il coperchio...dopo un po' di pratica vi verrà automatico e mentre il riso si cucinerà voi potrete dedicarvi ad altro.

Esistono poi dei metodi per cucinare il riso integrale che riducono notevolmente il tempo sui fornelli mantenendo intatti qualità nutritive e gusto.
Un metodo è quello dell'ammollo perchè in questo modo si riducono i tempi di cottura; un altro è quello di utilizzare la pentola a pressione che permette di dimezzare i tempi di cottura. Procedete come indicato in precedenza, quando la pentola fischia, abbassate la fiamma e lasciate cuocere per metà del tempo indicato sulla confezione.
Un altro sistema molto utile soprattutto d'estate è questo:
dopo aver fatto bollire il riso una diecina minuti circa, spegnete il fuoco e coprite la pentola con una coperta. Il riso continuerà a cuocere anche a freddo, sfruttando il calore dell'acqua e assorbendola man mano.
Quando sarà l'ora del pasto potremo rimetterlo sul fuoco per qualche minuto, scaldarlo.
Questo tipo di cottura ci consente di effettuare la prima fase della cottura impegnando poco tempo. Per esempio potremo eseguire questa operazione durante la prima colazione e quando torneremo a casa troveremo il nostro riso già pronto. Basterà rimetterlo sul fornello per pochi minuti e lo condirlo a piacere, con verdure, con olio e basta o come gustoso e sano contorno.

Direi che abbiamo decisamente parecchi motivi per consumare il riso INTEGRALE!
Vediamo allora una ricetta semplice ma molto gustosa che ci ha preparato Elisa (http://lamiacucinaetica.blogspot.it/), che prepara e cura per noi le ricette del blog della sezione gluten free vegan:


Fiore di basmati 
con dadolata di tofu croccante e cavoletti di Bruxelles aromatizzati al limone




Ingredienti per 4 persone: 
300 gr di riso basmati integrale
salsa di soia “Tamari”
radice di zenzero fresco
2 cucchiai di “Mirin” (facoltativo)
300 gr di tofu al naturale
2 cucchiai di pan grattato
250 gr di cavoletti di Bruxelles
2 carote
un cipollotto
la buccia di due limoni biologici
3-4 foglie di alloro
peperoncino
timo, santoreggia e origano freschi (o altre erbe a piacere)
sale marino integrale
olio extra vergine di oliva




Procedimento:
Tagliate il tofu a “dadolini”, bagnatelo con la salsa si soia aromatizzata con erbe fresche a piacere, passatelo nel pangrattato e infornatelo con un filo d’olio extra vergine di oliva a 180° per 20-25 minuti.
Lavate accuratamente il riso basmati e lessatelo con la tecnica “ad assorbimento” nel seguente modo: ponetelo in una pentola, calcolando circa il doppio del volume di acqua rispetto al peso, in questo caso poco meno di 600 gr, aggiungete il mirin (per chi non lo conoscesse è un liquore dolce giapponese molto utilizzato nella cucina macrobiotica, completamente privo di zucchero, ma naturalmente dolce in quanto ricavato dalla fermentazione del riso glutinoso), il succo di un pezzetto di radice di zenzero grattugiata (la quantità è personale e va in base ai gusti), e 2 cucchiai di salsa Tamari. Mescolate il tutto e mettere sul fuoco, portando ad ebollizione a fiamma alta. Appena spicca il bollore, abbassate la fiamma quasi al minimo, coprite e lasciate cuocere senza mai rimestare per circa 30 minuti e fino ad assorbimento completo del liquido.
Con questa tecnica il riso risulterà perfettamente cotto e sgranato.
Nel frattempo preparate in una padella molto capiente, dell’olio extra vergine di oliva, la buccia dei limoni tagliata a striscioline grosse con un pelapatate, le foglie di alloro, il cipollotto e le carote tagliuzzati, le erbette fresche tritate e il peperoncino. Lasciate saltare il tutto per un paio di minuti, aggiungete i cavoletti di Bruxelles tagliati a spicchietti, salate lievemente e fate saltare il tutto pochissimi minuti fino a rendere i cavoletti al dente e di un colore verde brillante, così da salvaguardarne tutte le preziosissime peculiarità nutrizionali che possiedono. A fine cottura aggiustate di sale o di tamari, scartate le bucce di limone e l’alloro, e aggiungete il tofu croccante appena sfornato.
Con l’aiuto di un coppapasta a forma di fiore, componete il piatto mettendo alla base uno strato di riso basmati, e sopra il composto di tofu e cavoletti. Aggiungete un filo di olio extra vergine di oliva a crudo e ancora un pò di buccia di limone fresca grattugiata.


Ricetta di Elisa Spadola: diplomata cuoca e terapista naturale, esperta di cucina vegana e gluten free. Dedita studiosa e conoscitrice del potere che il cibo ha sulla nostra salute. "Lo studio degli alimenti, le loro combinazioni , gli stili di cottura, la stagionalità: niente va lasciato al caso al fine di ottenere piatti equilibrati, sani, naturali e che deliziano il palato."

domenica 29 dicembre 2013

2013: l'anno della quinoa

Siamo ormai giunti quasi al termine del 2013.
Avrei voluto scrivere prima questo articolo per presentarvi alcune persone che collaboreranno con me nel nuovo anno nella stesura di articoli per il blog di alimentazione sana e naturale, benessere, yoga, bambini etc.

La sezione gluten free sarà curata da me e Elisa Spadola, cuoca naturale esperta di alimentazione vegana e  gluten free, autrice del blog http://lamiacucinaetica.blogspot.it/

Come primo argomento avevamo scelto la quinoa proprio perchè la FAO e le Nazioni Unite hanno decretato il 2013 come anno internazionale della quinoa, per salvaguardare la biodiversità agricola. 


 
La quinoa sebbene sia considerata un cereale, in realtà è un vegetale lontanamente imparentato con gli spinaci, la barbabietola rossa e le coste.
I suoi semi sono piccoli, di forma ovale appiattita e di colore che va dal giallo al rosso, dal viola al nero. La varietà comunemente utilizzata è di colore giallo pallido semitrasparente.
La pasta e la farina sono validi sostituti del frumento, soprattutto nell'alimentazione dei celiaci, poiché è ricca di grassi in grado di conferire morbidezza ai prodotti da forno inoltre ha carico glicemico inferiore e maggiore indice di sazietà.
I fiocchi, infine, rappresentano una squisita alternativa a quelli di avena per colazioni buone e super sane o in aggiunta a zuppe e sformati.
E' un'ottima fonte di carboidrati, ma anche di proteine e aminoacidi essenziali, vitamine del gruppo B e ferro. Per il suo ricco contenuto di magnesio può fornire un valido aiuto nel ridurre la frequenza degli attacchi di emicrania, mentre l'elevato contenuto di fibre aiuta a ridurre il colesterolo.
Sicuramente è un alimento adatto all'alimentazione celiaca e anche per chi non ha questa patologia può introdurla saltuariamente nella propria dieta in alternanza ad altri cereali in chicco. 
Attenzione però a non farsi prendere dalle mode alimentari sia perchè ha un costo elevato ma soprattutto perchè rappresenta il cibo di elezione di popoli dove essa viene coltivata (Sud America) dove non vi sono grosse altre alternative come le abbiamo noi,  inoltre la recente richiesta del prodotto a livello internazionale ha portato ad un impoverimento e sfruttamento del terreno.
Ultime note tecniche prima della ricetta: ricordatevi sempre di  sciacquare la quinoa per eliminare le tracce di saponine (fattori antinutrizionali dal sapore amaro che si trovano sulla superficie) prima di cuocerla per assorbimento come si fà con tutti i cereali in chicco.

Ora vi lascio alla ricetta di Elisa: 

INSALATA DI QUINOA ESTATE-INVERNO
 
Una ricetta valida tutto l’anno. Una ricetta veloce e dal risultato assicurato a tutto beneficio, non solo della salute, ma anche del palato!
In questa foto e in questa versione rendiamo omaggio all’estate, ricordandola con questa insalata fresca e gustosa, fatta con le zucchine
ma variando le verdure e utilizzando broccoli, cavolini di bruxelles o ciò che più ci aggrada seguendo la stagionalità, possiamo trasformare questa insalata in mille modi diversi.

Ingredienti per 4 persone:
200 g di quinoa
400 g di brodo vegetale
100 g di tempeh
3 carote
2 zucchine
un cipollotto
pomodori secchi
3-4 foglie di alloro
la buccia di un limone biologico
un cucchiaino di curry dolce
peperoncino
timo
olio extra vergine di oliva
salsa di soia Shoyu o Tamari
sale marino integrale

Procedimento:
Marinate il tempeh in una miscela di salsa si soia e acqua (1:1) per una mezz’oretta e poi infornate con un filo d’olio extra vergine di oliva a 180° per 15 minuti.
Lavate accuratamente la quinoa e lessatela con la tecnica “ad assorbimento” nel seguente modo: ponetela in una pentola, calcolando il doppio del volume di brodo vegetale o acqua salata rispetto al peso, in questo caso 400 g, mescolate e mettete sul fuoco, portando ad ebollizione a fiamma alta. Appena spicca il bollore, abbassate la fiamma quasi al minimo, coprite e lasciate cuocere senza mai rimestare per circa 15 minuti e fino ad assorbimento completo del liquido.
Con questa tecnica la quinoa risulterà perfettamente cotta e sgranata.
A parte preparate in una padella molto capiente, dell’olio extravergine d'oliva, la buccia di limone tagliata a striscioline con un pelapatate, le foglie di alloro, il curry, il timo e il peperoncino. Lasciate saltare il tutto per un paio di minuti, dopo di che aggiungete le verdure (da variare come dicevo in precedenza, in base ai gusti e alla stagionalità), tagliate dadini piccoli, salate lievemente e fatele saltare fino a renderle cotte ma al dente. Aggiungete il tempeh tagliato anch’esso a dadini e fate insaporire ancora qualche minuto.
Adesso le varianti sono due: per un’insalata fredda e estiva, fate raffreddare sia la quinoa in una larga pirofila, che le verdurine saltate e poi unite il tutto ricordandovi di aggiungere i capperi dissalati e i pomodorini secchi tagliuzzati; per un’insalata calda e invernale, una volta spadellate le verdurine e il tempeh, unite la quinoa, i capperi e i pomodorini secchi, e lasciate insaporire un paio di minuti amalgamando bene tutti gli ingredienti.
Buon appetito!

Ricetta di Elisa Spadola: diplomata cuoca e terapista naturale, esperta di cucina vegana e gluten free. Dedita studiosa e conoscitrice del potere che il cibo ha sulla nostra salute. "Lo studio degli alimenti, le loro combinazioni , gli stili di cottura, la stagionalità: niente va lasciato al caso al fine di ottenere piatti equilibrati, sani, naturali e che deliziano il palato."

venerdì 15 novembre 2013

Ospite a Top Gusto lombardia

Il 15 novembre 2013 sono stata ospite alla trasmissione "Milano con gusto" sul canale Top Gusto Lombardia.

Ho portato il libro "Il lievito madre" e alcuni pani realizzati con questo meraviglioso lievito naturale. Ho poi preparto dei golosissimi dolcetti di cioccolato presentati confezionati come dei lecca lecca pronti per essere regalati per Natale o in altre occasioni ed infine l'hummus di zucca con un carpaccio di verdure di stagione.

Ecco la ricetta dell'HUMMUS DI ZUCCA:

Ingredienti
Per l'hummus:
una zucca Butternut di circa 800 g
due cucchiai di tahin
2 spicchi d'aglio
3 cm di zenzero fresco
400 g di ceci cotti
succo di un limone
sale marino integrale q.b.
spezie a piacere (un cucchiaio di paprica dolce, garam masala, cumino, coriandolo...)
olio extravergine d'oliva q.b.

Per la presentazione:
una zucca Delica piccola
verdure di stagione a piacere (barbabietole rosse, cavolo rapa, batata, daikon, carota...)
semi di zucca
olio extravergine d'oliva
salsa di soia

Lavate e sbucciate la zucca Butternut. Tagliatela a cubetti e mettetela in una teglia da forno con l'aglio schiacciato, le fettine di zenzero sbucciato e tagliato a cubetti, sale e le spezie secondo il vostro gusto.
Infornate a 180°C per circa 30 minuti ma comunque fino a quando la zucca risulterà morbidissima.
Lasciate raffreddare. Frullate i ceci cotti con la zucca, il tahin, il succo di limone e poco olio. Se necessario aggiungete poco brodo di cottura dei ceci fino ad ottenere la consistenza desiderata.
Tagliate la zucca Delica e svuotatela, riempitela con l'hummus e decorate con i semi di zucca ed un filo d'olio extravergine d'oliva. Tagliate le verdure sottilmente con una mandolina. Lasciatele marinare per un po' con olio e poca salsa di soia. Disponete sul piatto di portata e servite.

Qualche informazione in più su questi ingredienti:
 Zucca Butternut è una varietà di zucca americana tardiva, a forma di campana caratterizzata da un gusto che richiama quello di nocciola fresca

 Tahin:è un alimento derivato dai semi di sesamo bianco: viene detto anche burro di sesamo o crema di sesamo. I semi di sesamo vengono tostati con delicatezza per evitare che inaspriscano. Vengono quindi triturati e la farina che ne deriva viene quindi allungata con olio, fino a formare una pasta della consistenza del burro di arachidi. Il tahin racchiude in sé tutte le proprietà benefiche dei semi di sesamo: nutrienti ed energetici, ricchissimi di calcio e di altri sali minerali che potenziano il sistema immunitario nonché di acidi grassi polinsaturi omega-3 che apportano benefici al sistema nervoso. I semi di sesamo sono dei veri alleati per il benessere del cuore grazie agli antiossidanti che contribuiscono ad abbassare il livello di colesterolo “cattivo” nel sangue

Zucca Delica è giallo-arancio, consistente e dolce. Consumata cruda ha un sapore che ricorda la mela renetta, mentre da cotta ricorda la castagna

Barbabietola rossa è una radice ricca di acqua, sali minerali, acido folico, antiossidanti.

Batata rossa è un tubero originario dell’America del Sud che nulla ha a che fare con la patata che appartiene alla famiglia delle solanacee. Contiene tantissime sostanze utili al nostro organismo e in particolare sono ricche di ferro e sono ipoglicemizzanti e antiossidanti.

Cavolo rapa: ricco di vitamine (C, A)

Daikon è una radice bianca, comunemente conosciuta come ravanello bianco. Favorisce la digestione di alimenti fritti o ricchi di grassi , scioglie i depositi di grasso in eccesso , è un valido aiuto contro i disturbi epatici  ed ha proprietà diuretiche, drenanti e depurative delle vie urinarie

Semi di zucca: ricchi di triptofano (precursore della serotonina) e magnesio con proprietà rilassanti e per il buonumore, zinco ferro, omega3.

Ecco un reportage del pomeriggio. Una bella ed emozionante esperienza, grazie!